Torna la rubrica Racconti Fotografici con cui voglio presentarvi un fotografo di origini molisane. Una lunga carriera nella fotografia di reportage e di viaggio, documenta diversi luoghi, tra cui il suo Molise a cui è molto legato.
Lui è Franco Cappellari, Master Photographer per Nikon School e Nikon School Travel.
Appassionato di fotografia fin dalla sua infanzia, con il passare del tempo, riesce a trasformarla in professione.
Tra i suoi vari reportage ce n’è uno che mi colpisce in modo particolare ed è quello ambientato a Chernobyl.
L’intervista è suddivisa in 3 parti, nella prima ci sono domande più personali per conoscere meglio Franco e la sua carriera.
Le altre due parti, invece, sono dedicate a Chernobyl e al Molise, una regione poco nota, quasi sconosciuta rispetto al resto d’Italia.
La domanda di rito che introduce l’intervista è sempre la stessa. Presentati! Chi è Franco Cappellari?
Franco Cappellari è un fotografo professionista, innamorato del suo lavoro, specializzato in reportage di viaggio e fotografia aerea.
“Il mondo visto dall’alto mi affascina, mi rapisce: vedo cose che dal basso non potrei neanche immaginare, le montagne le tocchi con un dito, le foreste e gli alberi cambiano forme, i laghi sono macchie colorate, hai la stessa visione che potrebbe avere un uccello che svolazza attraverso i cieli. Per realizzare questo tipo di fotografie in elicottero sto con i piedi fuori e serve un poco di coraggio. Ma se vuoi sentirti davvero uccello devi volare in mongolfiera”.
Tra i suoi clienti più importanti figurano Nikon Italia, Touring, National Geographic Traveler, Geo Saison, Nikon Pro, The Times, Bell’Italia, Latitudes Travel Magazine, Panorama Travel, In Viaggio, Vanity Fair, Progresso Fotografico, NPhotography, Fotocult, Il Fotografo, Regione Puglia, Regione Molise, Azienda Promozione Turistica della Toscana, Regione Marche, e numerosi Enti del Turismo Esteri, come Argentina, Cina, Cipro, Israele, Kenya, Malesia, Nicaragua, Norvegia, Québec, Spagna, Sudafrica e Venezuela, per i quali ho realizzato la documentazione fotografica successivamente utilizzata per la promozione turistica.
Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata la tua professione? C’è stato un evento o qualcuno che ti ha ispirato e che ti ha fatto capire che questo settore non era solo una passione, ma che sarebbe diventato il tuo lavoro?
Mio padre era appassionato di fotografia, sviluppava da solo le pellicole in bianco e nero e, da bambino, mi ospitava in camera oscura.
A quindici anni mi ha regalato una Cosina Compact 35 E con la quale ho effettuato i miei primi scatti ed avuto i primi rimproveri quando le fotografie, a suo avviso, erano del tutto inutili. La passione vera è esplosa intorno ai venti anni con l’acquisto della prima reflex.
Sono partito dalla gavetta, collaborazioni spot con i quotidiani regionali, qualche servizio fotografico nelle manifestazioni più disparate, realizzazioni di reportage per editori locali ecc. Intorno ai vent’anni ho capito che dovevo osare di più e tutti i miei risparmi li ho investiti in viaggi in Italia e all’Estero. Volevo conoscere il mondo e nello stesso tempo crearmi un archivio fotografico di buon livello.
Quando ho ritenuto che il materiale fotografico raccolto in anni di lavoro fosse quello giusto, ho iniziato ad inviare curriculum e portfolio a riviste, agenzie e a chiunque pensassi potesse essere un potenziale cliente.
I primi tempi non sono stati facili, non ricevevo risposte, ma sono stato caparbio ed ho continuato ad insistere fino a quando un bel giorno le cose sono iniziate a cambiare.
Oggi, tra i miei clienti figurano importanti riviste nazionali e non che si occupano di turismo, reportage geografici, tecnica fotografica oltre a numerose case editrici.
Trofei, medaglie, fotografo dell’anno, hai ricevuto numerosi premi, ma qual è quello a cui sei più legato e perché?
I premi a cui sono affezionato sono davvero tanti, ma una delle mie più grandi soddisfazioni professionali la devo ad una pubblicazione del 2017, “IT’S A NIKON, IT’S AN ICON” con cui la Nikon ha celebrato il centesimo anniversario della sua fondazione.
Un prestigioso volume in cui ha inserito le immagini di 100 fotografi, uno per ogni anno della sua attività. Dopo una selezione tra migliaia di scatti dei più importanti professionisti, anche una delle mie immagini è stata scelta per essere pubblicata su questa magnifica opera, già entrata nel mito dei collezionisti!
Oltre ad essere un bravissimo fotografo, sei anche un insegnante. Master Photographer per Nikon School e Nikon School Travel. Come è iniziata questa tua avventura nell’insegnamento?
Questa fantastica esperienza è nata circa 10 anni fa e prosegue tutt’oggi con grandissime soddisfazioni.
Un viaggio fotografico è un confronto continuo tra allievi e tutor. Di solito nei classici viaggi turistici, il cliente che dedica molto tempo a scattare delle foto viene guardato male dagli altri partecipanti, come se fosse una palla al piede, quasi uno scocciatore. Nei miei viaggi siamo tutti follemente appassionati e quindi nessuno è diverso.
Ho anche creato un gruppo Facebook riservato riservato agli allievi che negli anni hanno partecipato ai miei workshop, dove è possibile postare le proprie immagini e ricevere commenti e consigli, oltre che dal sottoscritto anche da tutti gli altri iscritti.
Condividere le foto e poterne discutere con altri amici che hanno la tua stessa passione è un esercizio che consiglio sempre a tutti, in quanto ti dà la possibilità di crescere e di ampliare i propri orizzonti fotografici.
La fotografia ha tanti settori, perché hai scelto di specializzarti nella fotografia di reportage e di viaggio?
Fotografia e viaggi sono le mie più grandi passioni e riuscire a farle diventare il mio lavoro è stato davvero incredibile. Ma dietro questa facciata dorata ci sono anni ed anni di sacrifici.
Qual è il luogo a cui sei più legato e quello che ti ha emozionato di più e perché?

Difficile dirlo, ma se mi chiedi di fare una scelta, opto per il Kenya.
Nel 2010 sono stato chiamato a realizzare le immagini per la campagna pubblicitaria europea dell’Ente Nazionale del Turismo del Kenya con l’incarico, tra l’altro, di fotografare i fenicotteri che dimoravano in prossimità dei laghi di Nakuru e Bogoria, attirati dall’alga spirulina platensis che ne popola i fondali.
Dopo una mattinata trascorsa a Nakuru, mi resi conto che riprendendo dalle sponde del lago, non sarei riuscito a riprodurre la maestosità dei luoghi e la quantità di fenicotteri presenti. Chiesi quindi a Muriuki Murithi, la mia guida, se fosse stato possibile effettuare delle foto aeree.
Mezz’ora dopo atterrò a Nakuru il comandante Kinyanjui con un elicottero del Kenya Wildlife Service. Dopo il decollo, in pochi minuti, raggiungemmo il lago Bogoria, lo scenario che mi si presentò davanti agli occhi era a dir poco emozionante: un milione di fenicotteri raggruppati sulle rive di un lago non li avevo mai visti! Uno spettacolo unico e per certi versi irripetibile.

Cos’è per te un viaggio fotografico?
Sono un convinto assertore che il viaggio fotografico sia un arricchimento culturale legato non solo alla storia, alla geografia, alla situazione politica dei luoghi visitati, ma a qualcosa di più personale: all’esperienza che diviene conoscenza, al desiderio di incontrare persone con abitudini e sentimenti diversi che, con la fotografia, si possono raccontare.
La parte più coinvolgente di questa mia professione è che riesco a riprendere il mondo ovunque e con chiunque io sia, racchiudendolo in quei pochi cm di pellicola di ieri o nei milioni di pixels di oggi e di domani.
Faccio in modo che la vita di quell’immagine possa continuare, anche se immortalata dieci anni fa o un giorno fa. Io ho questo documento in mano. È una cosa esaltante, una cosa che mi rende ricco.
Un reportage fotografico racconta sempre qualcosa, che tipo di messaggio o racconto vuoi trasmettere con i tuoi progetti?
Un reportage fotografico è una forma di narrazione visiva, che è in grado di evocare emozioni senza usare le parole. Il mio intento è di trasmettere attraverso le foto, l’atmosfera di un momento e preservarlo per sempre.
Tra i tuoi vari reportage, uno che mi ha colpito in modo particolare è quello ambientato a Chernobyl. Questo luogo mi ha sempre suscitato un certo fascino e per questo ti chiedo di raccontarmi la tua esperienza. Perché hai deciso di andare proprio lì? Cosa ti ha spinto a realizzare questo reportage?

A Chernobyl, a Pripyat in Ucraina si va per capire e per non dimenticare. Si va per imparare dagli errori degli altri e per dare il proprio piccolissimo contributo affinché tali errori non si ripetano.
A quasi 36 anni dalla notte che ha segnato la storia mondiale, la tragedia di Chernobyl è ancora attuale. Con l’assenza predominante dell’uomo, gli animali selvatici hanno iniziato a ripopolare la vasta area, la natura è tornata a fiorire, alcuni anziani sono rientrati nelle loro case, pochi altri non le hanno mai abbandonate.

Le conseguenze sulla salute continuano a manifestarsi su circa 3.000 bambini della seconda generazione dopo Chernobyl, residenti nelle province Ivankov e Polesie. Altre decine di migliaia di bambini vivono fuori delle zone contaminate, in villaggi rurali molto poveri, dove convivono con l’alcolismo degli adulti e il degrado familiare.
E’ un viaggio per chi ama documentare attraverso la fotografia i segni della storia, costruendo un fotoreportage dei luoghi e delle persone che lo hanno vissuto, senza mai dimenticare che Chernobyl è dentro di noi dal 26 aprile 1986.
Questa di Chernobyl non è una meta comune, non è di certo come andare a Parigi ad esempio. Mi puoi raccontare come si organizza e come si affronta un viaggio così particolare?

Tutti i viaggi iniziano nel momento in cui scelgo il paese da visitare.
La partenza è preceduta da un periodo di lunga gestazione, indispensabile per poter tornare a casa con scatti che sappiano restituire bellezze, emozioni, condizioni di vita dei luoghi visitati e con qualcosa di mai visto prima.
Ogni trasferta è preparata e analizzata, curata nei minimi dettagli e realizzata con l’ausilio e l’esperienza dell’agenzia organizzatrice.
Il viaggio a Chernobyl ha avuto una preparazione minuziosa, niente è stato lasciato al caso, i rischi erano troppo alti per poter trascurare anche i minimi particolari, la sicurezza prima di tutto, in primis per i fotografi/clienti che hanno scelto di affrontare con me questa esperienza.

Per raggiungere e visitare un luogo come Chernobyl occorre una certa preparazione, sia a livello burocratico, ma anche a livello organizzativo e psicologico. Nonostante la tua preparazione, hai trovato qualcosa che ti ha sorpreso e che pensavi di non trovare lì?

Al di là dei problemi burocratici, che non sono mai pochi, devo ricordare che non è un viaggio adatto a tutti.
È necessario avere un grande spirito di adattamento ed essere preparati mentalmente alle difficoltà che caratterizzano questa trasferta. Bisogna essere pronti a seguire alla lettera le regole impartite dalle guide autorizzate ad accompagnare i visitatori nella zona di esclusione, dove non si può vivere, lavorare nè circolare, a meno di non avere un’autorizzazione che consenta la visita temporanea di poche ore in questi territori, con pause e test medici per misurare la radioattività.
I luoghi non sono contaminati in maniera omogenea, ci sono posti più a rischio di altri in cui le radiazioni sono ancora un centinaio o addirittura anche un migliaio di volte superiori a quelle di qualsiasi altra zona del pianeta.
Parlando del Molise, una regione purtroppo ancora poco conosciuta rispetto alle altre zone italiane, ma che ha in realtà tanto da offrire. Dalle tue foto si vede che sei legato alla tua regione. Cosa ti ha spinto a voler raccontare e a mostrare una terra come il Molise?

Il Molise non rientra nei percorsi turistici più battuti, e proprio per questo conserva ancora l’autenticità che spesso il viaggiatore cerca invano. Arroccato sugli Appennini, da un lato, e affacciato su mar Adriatico dall’altro, offre una tale ricchezza di suggestioni e suscita emozioni così intense che vale la pena di raccontarle.

Copyright © Franco Cappellari

Copyright © Franco Cappellari
“Molise, tesoro nascosto” è il tuo libro dedicato a questa regione. Me ne puoi parlare? Cosa possiamo trovare al suo interno?
L’intento del mio libro è di raccontare, attraverso le immagini, il territorio molisano, uno scrigno non ancora del tutto aperto capace di trasmettere emozioni uniche, come quelle che ho provato attraversandolo e fotografandolo, ma ai più ancora sconosciuto.
Al suo interno potrete trovare le foto del suo patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico, che è ancora oggi una risorsa poco valorizzata a dispetto della sua lodevole consistenza, della sua propensione all’attrattività turistica e della capacità di concorrere al rafforzamento dei fattori identitari della comunità locale. Tale patrimonio può divenire, realmente, fattore per lo sviluppo sociale ed economico di una delle regioni più piccole d’Italia.

Mi puoi raccontare un aneddoto che ti è capitato durante uno dei tuoi numerosi viaggi?
Di aneddoti ne avrei tanti da raccontare, uno che spesso mi torna in mente risale al 2008.
Mi trovavo in Sudafrica, più precisamente in un lodge nel Kruger National Park. Avevo da poco terminato di pranzare, ed ero in attesa di partire per il safari pomeridiano. Ad un certo punto ho sentito un urlo disumano, era quello di una signora americana che stava prendendo il tè seduta al suo tavolo. Sono corso verso di lei ed ho visto un enorme serpente che penzolava dall’albero sopra la sua testa.
La cosa curiosa è stata che il rettile era più spaventato della donna, il suo acuto deve averlo spaventato a tal punto che si è dileguato in un battibaleno.
Hai in serbo qualche progetto che ci puoi raccontare?
Ho diversi progetti in itinere, ma il mio obiettivo più importante è la pubblicazione di un libro di fotografia aerea che, se tutto va come penso, entro gli inizi del 2022 dovrebbe andare in stampa.
Ho terminato da poco anche la revisione di “Molise, tesoro nascosto” che ora si presenta con una nuova veste grafica e con l’aggiunta di numerose foto inedite.

Franco Cappellari
Sito web: www.francocappellari.it
Facebook: Franco Cappellari, photographer
Facebook: Franco Cappellari
Instagram: @franco_cappellari_photographer/
Vimeo: https://vimeo.com/user8354688
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