Le tradizioni di Natale cambiano in base alle regioni, alle città e alle famiglie. Ognuno ha le proprie usanze che vengono rispettate con dedizione ogni anno.
Oggi, però, vorrei raccontavi quello che succede e succedeva a casa mia durante queste festività.
Quando ero piccola, la mia numerosa famiglia si riuniva a casa dei miei nonni materni e, tra zii e cugini, c’era sempre una gran confusione, allegria e un gran via vai. Tutti erano affancendati in qualcosa.
L’inizio delle feste

Per noi, l’inizio delle feste natalizie ricade l’8 dicembre, durante l’Immacolata Concezione, quando vengono preparati l’albero e il presepe.
I miei genitori si dividevano i compiti. Mia madre si occupava e si occupa tutt’ora dell’albero, che viene preparato con cura, mentre mio padre invece si occupava del presepe.
Ricordo ancora quando la prima capanna la faceva con un ceppo di legno ricurvo. Era davvero originale!
La superficie del presepe, invece, veniva ricoperta dal muschio, piena di casette, montagne ed alberi. Io li aiutavo un po’….attaccavo le palline e ponevo i personaggi nel presepe, tutto “un po’ a casaccio”! 😅
Nei giorni seguenti, ci recavamo a casa dei miei nonni per aiutarli ad addobbare la loro casa.
I dolci di Natale

Una volta addobbata la casa, si occupavano di preparare i dolci di Natale.
I miei nonni erano originari della Puglia e quindi alcuni dolci fanno un po’ parte delle tradizioni pugliesi.
Avete mai sentito parlare ad esempio delle Nevole? Sono dei dolci tipici della zona di San Severo, che mia nonna preparava per tutta la famiglia proprio in questo periodo.
In realtà questo dolce viene realizzato anche in altre zone della Puglia, ma viene chiamato in altri modi.
Questo probabilmente era il dolce di punta della casa. A forma di rosa e fritte, venivano poi arricchite unicamente con il mosto cotto. Esistono anche altre varianti come ad esempio con il miele e le mandorle.

Un altro dolce che non mancava mai erano i “cauciuni” (calzoncelli pugliesi), dei piccoli panzerotti dolci con un ripieno di ceci e mosto cotto, immancabile anche nell’esterno.
Alcune ricette poi sono state prese dal Molise e da altre regioni, quindi si passava ai classici mostaccioli ricoperti di cioccolato, ai cantucci, alla cicerchiata, ai ricciarelli e ai bocconotti.
La Vigilia di Natale

Come da tradizione, per il pranzo della Viglia di Natale si preparavano e si preparano ancora oggi, le classiche scarpelle di cui vi ho già parlato nell’articolo dei piatti tipici di Termoli.
Nell’attesa della sera, a noi bambini piaceva tantissimo riunirci sotto l’albero di Natale stracolmo di regali per indovinare quali fossero i nostri ed immaginare cosa ci potesse essere dentro.
La cena della Vigilia, invece, venivano alternati i vari antipasti, primi e secondi, tutto a base di pesce. Due piatti che non dovevano mai mancare erano il baccalà fritto e l’anguilla arrosto.
Io personalmente non amo e non ho mai amato i piatti di pesce, quindi praticamente la vigilia mangio poco e niente, ma la cosa che mi piaceva di più era lo stare tutti insieme, chiacchierare e scherzare come si fa di solito in queste occasioni.
Dopo la cena ci riunivamo tutti intorno alla tavolata per giocare a tombola, a carte o al mercante in fiera per attendere l’arrivo della mezzanotte quando si poneva Gesù Bambino nel presepe.
Da lì iniziavano i festeggiamenti con panettone, spumante, dolci e torroni e si scartavano i regali.
Il giorno di Natale

Il Natale è un giorno che probabilmente la maggior parte delle famiglie lo festeggia nello stesso modo. Il classico pranzo con antipasti all’italiana, lasagne, carne arrosto e tanti dolci.
Si mangia e si mangiava fino a scoppiare, per poi giocare un po’ con la tombola.
Nel tardo pomeriggio, invece, capitava molto spesso di andare a vedere i presepi viventi. In Molise ce ne sono diversi, tra cui ad esempio quelli di Guardialfiera e Montenero.
Una bella passeggiata per digerire l’abbuffata concludeva la nostra uscita e si ritornava a casa per cenare e giocare in compagnia fino a tarda notte.
Il pranzo di Santo Stefano
Il giorno di Santo Stefano, viene svolto sempre a tavola, ma con piatti più leggeri. Si mangiavano le cose che erano avanzate il giorno prima e si preparava il brodo di cardone con le polpettine di carne e la stracciatella d’uovo.

Con il brodo in più e con il pane avanzato si prepara la “zuppetta di San Severo”, una specie di pancotto, originaria del paese di San Severo (FG).
Si abbrustoliscono le fette di pane, si pone un primo strato e si arricchisce con il pollo sfilacciato, il caciocavallo, parmigiano e mozzarella, per poi inserire un altro strato di pane abbrustolito e così via.
Si bagna il tutto con il brodo di cardone e si fa scaldare in pentola per far sciogliere i formaggi.
L’aspetto non è dei migliori, ma ha un sapore unico e saporito, uno dei miei piatti preferiti di queste festività.
Le festività di Natale ad oggi
Con il passare del tempo alcune cose sono un po’ cambiate, ma certe pratiche restano invariate, albero e presepe, cena della Vigilia e pranzo di Natale.
Oggi i miei nonni non ci sono più ed è difficile che la famiglia si riunisca come una volta, un pò per le distanze e un po’ per le famiglie allargante.
E’ normale, le cose cambiano, ma ciò che conta di più, ed in cui credo fermamente, è che le tradizioni tramandate dai miei nonni non muoiano mai e che vengano passate alle future generazioni.
E voi? Come le passate le vostre feste? Raccontatemi qui sotto nei commenti.
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